14 maggio 2018

Chi ben comincia..., #24

Ciao lettori e buon lunedì! 
Come avete trascorso l'ultimo fine settimana? Sabato sera avete ascoltato la finale dell'Eurovision e siete contenti dei risultati oppure speravate che vincesse qualcun altro? 
Oggi torno con un nuovo appuntamento di questa rubrica e vi svelo l'incipit del libro che sto leggendo. 

Chi ben comincia...
Rubrica creata dal blog Il profumo dei libri
Ad ogni appuntamento vi proporrò un incipit preso a caso da un libro contenuto nella mia libreria.
Non c'è un giorno fisso per l’appuntamento.

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❝In seguito, avrebbero incolpato di ciò che accadde i cavallucci di legno.
Estrella li aveva trovati a cinque anni, brinati di polvere e dimenticati in cima a uno scaffale. Erano così piccoli da starle nel palmo della mano, con alette intagliate nel legno che spuntavano dai dorsi dipinti.
Nessuno aveva saputo dirle da dove arrivassero, o a chi fossero appartenuti. Estrella aveva interpretato l’alzata di spalle della madre come permesso di tenerli. Li aveva puliti, allineati secondo i colori, le ali smussate e aperte come versioni più robuste di quelle delle libellule. Di notte, li contava al posto delle pecore. Li faceva trottare sul copriletto quasi le pieghe della trapunta fossero colline.
Adesso, undici anni dopo, più che giocattoli erano portafortuna. Quando non riusciva a dormire, passava le dita sulle loro ali come faceva sua nonna con i grani del rosario. E quella notte era sdraiata al buio a rigirarseli tra le mani a uno a uno, nel tentativo d’ignorare le centinaia di fiori blu di borraja che erano spuntati dal soffitto della sua stanza.
Fuori dalla porta, sentiva le cugine parlare. Qualunque cosa stessero bisbigliando era abbastanza importante da tenerle sveglie; erano tutte esauste dal lavoro. Quel giorno avevano finito di riportare la Pradera alla sua fioritura primaverile. I giardini erano fitti di iris e gigli. Belle di giorno ricoprivano i pergolati. Gli alberi in fiore facevano librare nell’aria nuvole di lillà e mimose.
Ci sarebbe stato altro da fare, certo. Alla Pradera, c’era sempre da fare. Curare i giardini di bulbose, impedire alle bordure di crescere eccessivamente, piantare i fiori nelle aiuole. Ma non sarebbe stato lo stesso compito che avevano ogni primavera, quando affondavano le dita nella terra dura per riportarla in vita dopo i mesi freddi. Le loro mani ne restavano scorticate. Avevano risvegliato nuovi fiori così tante volte che le mezzelune di terriccio sotto le unghie sembravano ormai parte di loro quanto la pelle.
Ogni primavera pareva, oltre ai giardini, far tornare in vita anche loro. Trascorrevano l’inverno affidando quei fiori ai vasi di ceramica che tenevano in casa, o facendo spuntare rose bianche in fazzoletti di terra abbastanza morbidi da permetterne la crescita. Ma adesso l’intera Pradera era loro. Avevano a disposizione ogni acro di terreno per liberare i fiori rimasti in attesa nelle loro mani l’intero inverno.❞

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Fatemi sapere se il libro è finito anche fra le vostre letture! 
A presto, 

Leen 

2 commenti:

  1. Diciamo che l'esito dell'Eurovision mi ha lasciato un po' perplessa, ma in fondo la regola base di questo contest è che non c'è una regola base: vince sempre chi non te l'aspetti!



    (scusami, ma ho letto Eurovision e sono partita per la tangente <3 )

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    Risposte
    1. Ma no, tranquilla:)
      Io sapevo che non avrebbe vinto l'Italia ma proprio non avrei mai pensato all'Israele.

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